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giovedì 13 maggio 2010

"Troppe automobili in Italia: 36 milioni! Ma perché non ti compri un bel crossover Peugeot?"

Sul sito di Repubblica leggo oggi un articolo interessante: "Parco auto, crescita infinita. Siamo oltre i 36 milioni". L'articolo riporta i dati di uno studio dell'Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile di AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) che disegna un quadro catastrofico dell'Italia di oggi, nazione con 59 automobili per 100 abitanti: un rapporto molto oltre i limiti del buonsenso e della vivibilità. Basti pensare che, se venissero messi uno accanto all'altro tutti i 36 milioni di veicoli circolanti in Italia, copriremmo una superificie di 2.480 km quadrati: oltre 3/4 della superficie dell'intera Val d'Aosta!

Il lodevole intento informativo e critico dell'articolo pubblicato sul sito di Repubblica perde però ogni valore a causa del contesto. Cosa c'è accanto all'articolo, sulla pagina web? Come si può vedere dall'istantanea riportata più sopra, c'è la pubblicità di un bell'ammasso di ferraglia e idrocarburi: 3008, il "crossover" di Peugeot.

Quindi, qual è il senso che io, lettore, dovrei ricavare da questo accostamento? «Sì, è vero, caro amico, siamo proprio alla canna del gas in Italia, con un  trasporto pubblico merdoso e automobili parcheggiate anche davanti alla porta di casa. Però ora basta con i cattivi pensieri! Clicca piuttosto su quella pubblicità e fai un pensierino alla possibilità di acquistare la tua tonnellata e mezzo di ferraglia. Lo vedi come è bello il 3008 crossover di Peugeot?»

E' questa shizofrenia da capitalismo spinto che rende priva di credibilità qualsiasi analisi e critica. Repubblica, e lo stesso vale per altre testate, mi dà un'informazione utile (troppissime macchine in Italia!), ma allo stesso tempo mi invoglia a farmi acquirente e a perpetuare fino ai limiti del possibile il medesimo meccanismo malato che - sulla stessa pagina, si badi bene! - sta denunciando.

Non ci può essere alcuna seria spinta al cambiamento, fino a che non troveremo il modo tutti - produttori di contenuti e utenti - di uscire fuori da questo circolo vizioso, in cui, dietro un'apparente libertà di critica e di denuncia, si nasconde una generale e assoluta conformità al dogma consumistico.

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