Vi sono nel libro diversi passi che mi sono sembrati importanti, per i concetti espressi e per la stringata precisione di Galimberti. Ne cito qui di seguito uno, che si riferisce al fallimento del cristianesimo contemporaneo (pagg. 57-58 del libro. Il grassetto è aggiunto da me):
... la religione cristiana ha abdicato alla sua funzione che, come per tutte le religioni, è quella di gestire la notte indifferenziata del sacro, lasciando che questo vuoto venisse riempito da quella religiosità da New Age o da sette apocalittiche che riprendono nei loro discorsi, nelle loro preghiere, nella follia dei loro gesti i temi cristiani della remissione dei peccati, della salvezza, della grazia, della morte e della resurrezione.
Ciò significa che il cristianesimo ha disertato se stesso e, nel suo impegno contro la secolarizzazione, peraltro da lui stesso generata, ha lasciato agonizzare i grandi simboli che consentivano di arginare quelle ansie salvifiche che, quando non reperiscono uno spazio espressivo, altro non resta loro che la tragicità di un gesto, che nessun discorso consolatorio è in grado di trattenere.
Forse il declino del cristianesimo non è da ravvisare tanto nella mancanza di vocazioni, quanto nel fatto che troppi sacerdoti non sono più all'altezza del sacro e scambiano la partecipazione a questa dimensione inquietante con la partecipazione appresa dagli show televisivi, dove parole inincidenti e melense melodie cercano di riempire con il rumore del mondo quel vuoto d'anima che rimane dopo che un Dio plurinvocato ha già disertato persino i luoghi a lui deputati.
Se c'è una possibilità per il cristianesimo di recuperare il rapporto con il sacro, questa possibilità passa attraverso la rinuncia, da parte del cristianesimo, a legiferare in sede morale, perché non c'è commensurabilità tra il sapere umano e il sapere divino, quindi non si può costringere il giudizio di Dio nelle regole con cui gli uomini hanno organizzato la loro convivenza e confezionato le loro morali.
(...) Se il cristianesimo decide di rinunciare alle prescrizioni morali per tornare a essere "religione", il problema di formulare una morale che possa valere per tutti gli uomini, al di là delle divisioni religiose, passa alla ragione umana, come da duecento anni si è cominciato a fare a partire dall'Illuminismo, che da noi ha segnato la fine delle guerre di religione che altrove ancora incendiano la terra.

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